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Dove morì e dove è sepolto Giacomo Leopardi video e foto

                       LA CASA DOVE TRASCORSE GLI ULTIMI ANNI DELLA SUA VITA


             



In questo luogo egli compose gli ultimi Canti La ginestra o il fiore del deserto (il suo testamento poetico nel quale si coglie l'invocazione ad una fraterna solidarietà contro l'oppressione della natura) e Il tramonto della luna (compiuto solo poche ore prima di morire). Progettava anche di tornare a Recanati, per vedere il padre o partire per la Francia.  Seguendo il parere di alcuni medici fiorentini, che, al contrario di altri, lo avevano convinto che la sua malattia fosse più psicologica che fisica, cominciò ad ignorare le prescrizioni, pensando che non potesse comunque decidere il suo destino. In una lettera al padre, però, avverte la morte come imminente, e spera che avvenga, non sopportando più i suoi mali.  Nel febbraio del 1837 ritornò a Napoli con Ranieri e la sorella, ma le sue condizioni si aggravarono verso maggio, anche se non in modo tale da far sospettare ai medici o a Ranieri il reale stato di salute. Il 14 giugno di quell'anno, Leopardi morì improvvisamente, dopo essersi sentito male al termine di un pranzo (che abitualmente consumava all'inconsueto orario delle 17); quel giorno, aveva mangiato, al mattino, circa un chilo e mezzo di confetti cannellini comprati da Paolina Ranieri in occasione dell'onomastico di Antonio e bevuto una cioccolata, poi una minestra calda e una limonata (o granita fredda) verso sera. 


Colpito dal malore poco prima di partire per Villa Ferrigni, come avevano programmato, nonostante l'intervento del medico l'asma di Leopardi peggiorò e poche ore dopo morì. Secondo la testimonianza di Antonio Ranieri, Leopardi si spense alle ore 21 fra le sue braccia. Le sue ultime parole furono "Addio, Totonno, non veggo più luce". Tre giorni dopo il decesso, Antonio Ranieri pubblicò un necrologio sul giornale "Il progresso". 
La morte del poeta è stata analizzata da studiosi di medicina già a partire dall'inizio del XX secolo. Molte sono state le ipotesi, dalla più accreditata, pericardite acuta con conseguente scompenso oppure scompenso cardiorespiratorio dovuto a cuore polmonare e cardiomiopatia, a quelle più fantasiose, cibo avariato, congestione, coma diabetico o indigestione, fino al colera stesso.  Nessuna delle tesi alternative, tuttavia, è riuscita a smentire il referto ufficiale, diffuso dall'amico Antonio Ranieri: idropisiapolmonare il che è comunque verosimile, dati i suoi problemi respiratori, dovuti alla deformazione della colonna vertebrale  è anche possibile che l'edema fosse una delle conseguenze dei problemi cronici di cui soffriva, e che la causa principale fosse un problema cardiaco.
         La tomba di Leopardi (Parco Vergiliano a Piedigrotta o Parco della Tomba di Virgilio, Napoli

La sepoltura

Leopardi era morto all'età di 39 anni, in un periodo in cui il colera stava colpendo la città di Napoli. Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione il ministro di Polizia, le sue spoglie – questa la versione accettata – non furono gettate in una fossa comune, come le severe norme igieniche richiedevano a causa dell'epidemia, ma inumatenella cripta e poi nell'atrio della chiesa di Chiesa di San Vitale Martire, sulla via di Pozzuoli presso Fuorigrotta. La lapide, spostata poi con la tomba, fu dettata da Pietro Giordani:
« Al conte Giacomo Leopardi recanatese
filologo ammirato fuori d'Italia
scrittore di filosofia e di poesie altissimo
da paragonare solamente coi greci
che finì di XXXIX anni la vita
per continue malattie miserissime
fece Antonio Ranieri
per sette anni fino all'estrema ora congiunto
all'amico adorato MDCCCXXXVII 
»
In realtà fin dall'inizio il racconto di Ranieri era apparso pieno di contraddizioni e molti furono i dubbi che avvolsero quanto egli aveva dichiarato, anche perché le sue versioni furono molte e diverse a seconda dell'interlocutore, facendo sospettare che il corpo del poeta fosse finito nelle fosse comuni del cimitero delle Fontanelle, destinato ai morti per colera, come attesta il registro delle sepolture della Chiesa SS. Annunziata a Fonseca di Napoli , e che Ranieri avesse inscenato un funerale a bara vuota, con la partecipazione dei suoi fratelli, di un chirurgo e di un parroco compiacente. Comunque, Ranieri continuò ad affermare che le ossa erano nell'atrio della chiesa di S. Vitale e che il certificato di inumazione fosse un falso redatto su sua richiesta dal Ministro di Polizia. Nel 1898, durante i lavori di restauro, un muratore ruppe inavvertitamente la cassa, danneggiata dalla troppa umidità, frantumando le ossa e provocando la perdita di parte dei resti contenuti. Il 21 luglio 1900 venne effettuata la ricognizione delle spoglie del recanatese e nella cassa, troppo piccola per contenere lo scheletro di un uomo con doppia gibbosità, vennero rinvenuti soltanto frammenti d'ossa (tra cui residui delle costole, delle vertebre recanti segni di deformità, e un femore sinistro intero, forse troppo lungo per una persona di bassa statura, e un altro femore a pezzi), una tavola di legno (con cui gli operai avevano tentato di riparare il danno alla cassa), una scarpa col tacco e alcuni stracci, mentre nessuna traccia vi era del cranio e del resto dello scheletro. Nonostante i dubbi la questione venne ben presto chiusa. La scarpa, o quello che ne rimaneva, venne poi acquistata dal tenore Beniamino Gigli, concittadino di Leopardi, e donata alla città di Recanati. 

Leopardi sul letto di morte, 1837, ritratto a matita di Tito Angelini, anch'esso simile alla maschera mortuaria e quindi molto realistico e verosimile

Nel 1939 la cassa, per volontà di Benito Mussolini , venne riesumata e spostata al Parco Vergiliano a Piedigrotta(altrimenti detto Parco della tomba di Virgilio) nel quartiere Mergellina - il luogo fu poi dichiarato monumento nazionale - dove tuttora sorge appunto il secondo sepolcro del poeta, eretto quello stesso anno; nei pressi venne traslata anche la lapide originale. Nel 2004 venne anche chiesta (da parte dello studioso leonardiano Silvano Vinceti, che si è occupato anche della riesumazione e identificazione dei resti di Caravaggio, Boiardo e Monna Lisa) la riesumazione onde verificare se quei pochi resti fossero davvero di Leopardi tramite l'esame del DNA e del mtDNA, comparato con quello degli attuali eredi dei conti Leopardi (discendenti diretti del fratello minore Pierfrancesco) e dei marchesi Antici, ma la richiesta fu respinta, sia dalla Soprintendenza sia dalla famiglia Leopardi (tra cui la contessa Anna Leopardi, vedova del conte Leopardi).






fonte wikipedia









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