mercoledì 5 agosto 2015

Il Corso Vittorio Emanuele Napoli

                                                  Vista dal Corso Vttorio Emanuele

                                                          Corso Vittorio Emanuele


Lunga e tortuosa arteria che attraversa la città a metà collina da Mergellina a piazza Mazzini, il corso Vittorio Emanuele, costruito tra il 1853 e il 1860, è la strada più lunga di Napoli con i suoi 5 km di curve e panorami.
L'apertura di questa strada, in un'epoca in cui le colline erano ancora territori incontaminati, mirava a dotare la città di una sorta di primitiva "tangenziale", che agevolasse gli spostamenti da una parte all'altra della città. Eleganti edifici (soprattutto sul versante occidentale), belle affacciate sul golfo, gli attraversamenti delle antiche salite per il Vomero (Calata San Francesco, il Petraio, la Pedamentina) e la presenza del singolare Castello Aselmeyer sono le principali caratteristiche del corso Vittorio Emanuele. Numerosi anche i collegamenti con il trasporto su ferro: lungo la strada si trovano tre stazioni intermedie delle funicolari ed una fermata della ferrovia Cumana.








La storia

La sua realizzazione verso la metà del XIX secolo si deve alla volontà di Ferdinando II che alla fine del 1852 commissionò il progetto a un gruppo di cinque architetti ed urbanisti: Errico Alvino, Francesco Saponieri, Luigi Cangiano, Antonio Francesconi e Francesco Gavaudan, con l'intento di poter avere un asse viario che mettesse in diretto collegamento due parti della città poste agli antipodi e, soprattutto, la città bassa col quartiere del Vomero.
I progetti scissero la strada in tre tronconi: il primo andava da Piedigrotta al convento di Suor Orsola Benincasa, il secondo da qui fino all'Infrascata (dal 1869 chiamata via Salvator Rosa) e infine il terzo, mai realizzato, sarebbe proseguito verso Capodimonte per poi terminare in piazza Ottocalli.
La nuova strada, che fu chiamata Corso Maria Teresa in onore della regina, fu tracciata il 6 




aprile 1853 e inaugurata dalla Famiglia Reale, da molti ministri e dagli stessi architetti il successivo 28 maggio. I lavori tuttavia furono eseguiti in fretta e furia: i sei ponti che superavano i dislivelli, per esempio, furono fatti in legno. Comunque entro il 1860 fu completato il primo troncone.
Nel 1860, dopo la conquista di Garibaldi, la strada fu intitolata al primo re d'Italia. I lavori per completare il secondo troncone della strada tuttavia partirono dopo il 1873, data del nuovo progetto di questo tratto elaborato da quattro dei cinque architetti originari, infatti a Saponieri, che intanto era morto, subentrò Pasquale Francesconi, fratello di Antonio.
A termine del corso fu aperta una piazza, inizialmente intitolata anch'essa a Salvator Rosa, al cui centro fu inaugurata il 24 novembre 1910 in occasione dei festeggiamenti per il cinquantenario del plebiscito di annessionela statua di Paolo Emilio Imbriani scolpita da Tito Angelini nel 1877. Successivamente la piazza fu intitolata a Giuseppe Mazzini, cosa che nel tempo indurrà moltissimi napoletani a ritenere che la statua di Imbriani raffiguri invece proprio il Mazzini.


Fonte Wikipedia






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