lunedì 22 giugno 2015

La storia dello scudillo


mausoleo La Conocchia era un sepolcro monumentale di età romana situato a Napoli lungo l'antico percorso della salita dello Scudillo, nel sito che attualmente ospita uno dei parchi della città, il parco del Poggio, nella zona dei Colli Aminei; si trovava ad una quota tale da sovrastare la via.

L'imponente struttura, ridotta a stalla, venne distrutta nel 1965 durante gli sbancamenti finalizzati alla realizzazione di un progetto di lottizzazione dell'area, poi non portato a termine. Il processo penale che ne seguì si concluse peraltro con l'assoluzione del costruttore, anche perché il monumento non era mai stato sottoposto al vincolo archeologico.

Si suppone che il mausoleo fosse adiacente ad una villa, oppure che si trovasse lì in conformità alle tradizioni sepolcrali romane di costruire tombe lungo le principali vie di transito extraurbano (la salita dello Scudillo probabilmente era già in uso in età antica).

Come evidenziato da Gaetano Barbarulo, la denominazione Conocchia (dal latino medievale conuccla = rocca per filare) fu utilizzata nel Medioevo per indicare una certa tipologia di mausolei, quella a cuspide, la cui forma affusolata ricordava quella dello strumento tessile. Un esempio noto di mausoleo a cuspide è la Fescina, sita a Quarto, in provincia di Napoli. Tale denominazione fu poi estesa anche a sepolcri di diverse caratteristiche morfologiche, come quello allo Scudillo o come un famoso ed elegante sepolcro a Santa Maria Capua Vetere.

Nel Medioevo, il mausoleo napoletano diede il nome alla zona, che si disse prima "ad illa Conuccla" e poi la Conocchia, toponimo che tuttora indica un'area limitrofa.

Durante l'epoca del Grand Tour il mausoleo della Conocchia comparve in numerose guide turistiche e nel XX secolo fu al centro di studi archeologici. Negli anni cinquanta, apparve in vari libri sull'architettura romana sepolcrale.



 

 La Salita Scudillo è una strada scavata nel tufo che si inerpica lungo la collina di Capodimonte dal popoloso Rione Sanità fino ai Colli Aminei, quasi all'imbocco con l'elegante Via Nicolardi. Già, forse è proprio questo il punto. Era il 1987 quando, con un'ordinanza sindacale la strada veniva chiusa in seguito al crollo di un edificio privato e con la motivazione ufficiale che c'era un costone pericolante (anch'esso privato). Piuttosto che riaprila al traffico, le istituzioni locali hanno lasciato che divenisse una discarica a cielo aperto. La strada, che ha una pendenza di oltre l'80%, è divisa a metà da un muro che divide la zona residenziale della parte alta da quella della parte bassa. È in questa parte della strada che si inizia a camminare su qualche chilometro di pattume, speciale e non. C'è di tutto: materiali di risulta edili, tacchi e suole di scarpe di qualche fabbrichetta locale, l'immancabile cesso, mobili di ogni genere, materassi, scaldabagni e purtroppo da qualche sacchetto aperto si intravede anche il terribile amianto. 


La Salita Scudillo è, per noi del Rione, 'nu currivo': ossia una fissazione. Non credo che chi legge sappia di cosa sto parlando; parlo di un piano del traffico che andrebbe premiato per la sua assurdità: come ti ghettizzo un quartiere con più di 100.000 abitanti. Ci hanno praticamente chiusi dentro. Le vie di fuga non sono più larghe di qualche metro, contornate da paletti abusivi e non, oltre i quali si parcheggiano auto e motorini e non si vede la figura di un vigile neanche a pagarla oro. Finché abbiamo avuto il pronto soccorso dell'Ospedale San Gennaro, il disagio era tutto sommato sopportabile, ma ora che il pronto soccorso nell'ambito dei tagli è stato chiuso, il problema diventa di fondamentale importanza.

 Per questa strada si potrebbe raggiungere la zona ospedaliera in pochi minuti, evitando tutto il traffico di Via Foria, Santa Teresa , Tondo di Capodimonte e Colli Aminei. Io sono presente quando arriva un'autoambulanza nei nostri vicoli: non bastano mille manovre. Le varie amministrazioni locali che si susseguono fanno promesse. L'ultima, più recente con tanto di taglio di nastro è stata fatta dal vicesindaco Tommaso Sodano nel 2011: il Comune, nell'ambito dell'iniziativa degli orti urbani, avrebbe dovuto realizzare un progetto con l'Arin in collaborazione con l'Università Federico II. Questo orto coltivato a vigna, avrebbe dovuto produrre il vino Falerno, vino di antiche uve autoctone e inoltre contenere il terreno che sovrasta il serbatoio dello Scudillo. Per la realizzazione di questo progetto è stata stipulata una convenzione con la Facoltà di Agraria della durata di tre anni. 

"Un primo passo nella direzione che il Comune intende percorrere con la realizzazione di un orto in ogni municipalità" disse Sodano. Un primo passo che non ha visto mai un secondo: del progetto non si è saputo più nulla e le vigne sono in stato di completo abbandono. Noi abitanti del rione favoleggiamo su questa chiusura di salita Scudillo: ci sentiamo un po' come i palestinesi chiusi nella Striscia di Gaza; c'è chi dice che siano le suore del Filippo Smaldone a non volere la riapertura della strada, c'è chi dice che siano quelli dei Colli Aminei che non vogliono mescolarsi a noi plebaglia ignorante e c'è chi dice che qualche abitante della parte alta del muro sia così potente da riuscire a mantenerla chiusa ormai da quasi un trentennio. A noi non è dato saperlo.












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