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Convitto Pontano alla Conocchia Napoli Rione Sanità

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CONVITTO PONTANO ALLA CONOCCHIA - RIONE SANITA'
Il Convitto Pontano alla Conocchia è un edificio storico del Rione Sanità in Napoli. In passato è stato di proprietà della Compagnia di Gesù e per cui è noto anche come Convitto Nazionale dei Gesuiti oppure Istituto Francesco Giordani alla Conocchia.

Materiale di studio per Oss: la risposta dell'operatore di fronte al dolore, alla sofferenza e alla morte




Il dolore è l'emozione che ogni uomo sembra provare alla nascita con grida e pianto, in questo caso il dolore è funzionale alla sopravvivenza. Non solo, il dolore espresso con grida e pianto, può anche essere, nel caso di bimbi piccoli, una forma di comunicazione verso i genitori, in questo caso si vuole comunicare che qualcosa non va, spingendo, quindi, il genitore ad agire per porvi rimedio.

L'espressione del viso, le modificazioni fisiologiche e il comportamento generale osservati in seguito ad un improvviso dolore sia fisico che psicologico sono simili e caratteristici. L'espressione facciale del dolore e riconoscibile in tutte le culture . Che si tratti di un'esperienza innata, cioè non appresa dall'osservazione ma determinata geneticamente, lo si può desumere oltre che dalla sua estrama precocità,anche dal fatto che la si osserva identica in individui ciechi dalla nascita.

Possiamo definire il dolore come l'insieme dei fenomeni psicofisiologici e psicologici che vengono percepiti e interpretrati come fastidiodi e dannosi dalla persona che li prova. Il dolore è anche uno stato motivazionale, che spinge a porre rimedio ad un disagio,ed è vissuto come un fenomeno emotivo.

Possiamo distinguere quattro forme frecuenti di dolore:

  1.  il dolore transitorio: è di breve durata, come una leggera bruciatura o puntura. La lesione non genera particolari stati d'ansia in chi lo prova. Spesso questi dolori transitori sono avvertiti come due forme di dolore (fenomeno del doppio dolore). Se tocchiamo un fornello ancora caldo, di solito, avvertiamo un primo dolore relativamente modesto e ben localizzato. Il dolore può calare rapidamente di intensità o pulsare. Questo doppio dolore  viene interpretato in base all'ipotesi dell'esistenza di due diversi gruppi di recettori specifici per il dolore. Le fibre C che sarebbero responsabili del dolore lento e mal localizzato, le fibre A che sarebbero responsabili del dolore rapido e ben localizzato.
  2. il dolore acuto: come un dolore addominale, è una forma di dolore che solitamente si attenua e scompare quando il processo di miglioramento o di guarigione è in una fase avanzata.
  3. il dolore cronico: è un'entità clinica ben precisa che richiede uno studio e un trattamento speciale. Ansia e sofferenza sono costantemente presenti e spesso l'attività principale dal paziente diventa l'incessante richiesta di una terapia adeguata.
  4. il dolore riferito: spesso il dolore viene avvertito in una sede molto lontana da quella in cui risede il danno tessutale. 
La risposta che l'operatore attiva nei confronti del dolore e della sofferenza incide sul modo di porsi in relazione con l'altro (vicinanza o allontanamento) e con se stesso.
La risposta alla sofferenza e al dolore sono strettamente personali: per questo motivo abbiamo bisogno di confrontarci con noi stessi per rispondere al dolore e alla sosfferenza dell'altro. 

Conoscere la propria risposta al dolore permette di ridefinire il propio ruolo nella relazione : lavoro in una data situazione, con una persona che ha una malattia, resto li per un dato tempo ogni giorno, con una certa intensità emotiva, ma devo sempre considerare che esiste un limite di tolleranza personale oltre la quale non sono più utile nè all'altro nè a me stesso. Esiste un limite alla possibilità di tollerare, ma esistono anche due distorsioni professionali, entrambe da evitare perchè recano danno alla relazione:
  1. il distacco esagerato: eccessiva distanza emotiva raggiunta attraverso la propria professionalità con la sola attenzione  all'agire tecnico; considerazione dell'altro come ''uno di quelli che assisto'' e non come persona.
  2. la compressione esagerata: eccessivo coinvolgeimento che no permette di impiegare la propria professionalità, considerazione dell'altro come se fosse parte di noi.  
Le possibili reazioni emotive al continuo contatto con il dolore e con la sofferenza potranno oscillare tra questi due estremi, e saranno anche collegate al nostro modo personale di vivere queste situazioni.                                                                                              





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