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Un napoletano scrive una lettera a Papa Francesco


lo so che non abbiamo tutta questa confidenza e che dovrei essere più formale, però mi sembri un tipo alla mano e non penso che te ne fotta molto dei ghirigori semantici, quindi vengo al dunque.

Caro Francesco,

lo so che non abbiamo tutta questa confidenza e che dovrei essere più formale, però mi sembri un tipo alla mano e non penso che te ne fotta molto dei ghirigori semantici, quindi vengo al dunque.
Verrai a Napoli nel giorno del mio ventinovesimo compleanno e, pure se non avremo un incontro personale, sono molto felice perché atterrerai a Scampia ed attraverserai la via principale del mio quartiere, che è Secondigliano.

Grazie a questa tua visita, il Comune ha deciso di aggiustare le strade che percorrerai tu, quasi come se invece della Papa-mobile dovessi venire con una macchina da Formula 1. Quindi, anche se ancora in vita, un miracolo l’hai già fatto: far ricordare a chi governa questa città che c’è un posto chiamato Secondigliano che talvolta necessita di manutenzione e cura come tutti gli altri posti della città (che comunque se ne cadono a pezzi, eh!).

Perché tu, caro Papa, devi sapere che il posto in cui passerai non è come lo si vedrà, pieno di gente felice che ti applaude e si commuove. Napoli in questo momento è uno specchio rotto, spaccato in tanti piccoli pezzi che riflettono soltanto le utopie di una terra che non è mai stata in grado di mantenere le proprie promesse. Noi, piccoli specchietti incapaci di guardarci dentro, partiamo subito in quarta quando si tratta di difendere la nostra terra e la nostra storia da attacchi esterni ma non ci rendiamo conto di essere incapaci di difenderla da noi stessi e dal malessere che ci portiamo dentro.

France’ io sono un credente perché credo in te. Credo nei parroci coraggiosi che fanno degli oratori piccole isole della legalità in un mare di ipocrisia. Credo nei valori di Cristo che,  se oggi tornasse in vita, sicuramente non farebbe parte della Chiesa di cui fai parte tu. Non ti prendere collera per questo, in cuor tuo lo sai che è così ma probabilmente non lo ammetterai mai. Un po’ come quando gli amori finiscono e nessuno vuole accettarlo: la tua Chiesa è destinata a sgretolarsi in questa nuova era.
Tante volte ho pensato che pure Napoli dovesse essere rasa al suolo per rinascere migliore, ma ciò che vivremmo noi napoletani sarebbe sempre lo stesso finale perché non è la storia a condannarci, siamo noi.

Ti voglio bene France’. Sabato faglielo capire a chi ti ascolterà che quelli che oggi sembrano sfigatissimi visionari alla fine spaccano il culo a tutti, ché qua c’abbiamo bisogno di una speranza per farcela da soli. È l’ultima cosa che ci è rimasta. (Soprattutto mo’ che abbiamo capito che lo scudetto lo rivince la Juve per l’ennesima volta).

Ti abbraccio uagliò, statte bbuon’!
V.

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